Agricoltura circolare: oltre il 53% delle aziende ha già avviato la transizione green 24 Giugno 2026 Cresce il bisogno di proteggere investimenti e raccolti L’agricoltura italiana sta accelerando il percorso verso modelli produttivi più sostenibili, innovativi e circolari. Secondo l’indagine “Innovazione e pratiche sostenibili in agricoltura – Anno 2024” realizzata da ISTAT nell’ambito del Censimento Permanente dell’Agricoltura, più della metà delle aziende agricole italiane (il 53,7%) dichiara di aver introdotto pratiche connesse all’agricoltura circolare. Un dato che conferma come la sostenibilità non sia più soltanto un obiettivo ambientale, ma una leva strategica per migliorare efficienza, competitività e resilienza del settore. Le pratiche introdotte riguardano soprattutto il recupero delle risorse, l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua, la riduzione degli sprechi e l’integrazione di tecnologie avanzate nei processi produttivi. Sempre più aziende investono infatti in irrigazione intelligente, agricoltura di precisione, sensoristica, energie rinnovabili e monitoraggio digitale delle colture. L’innovazione cresce inoltre all’aumentare della dimensione aziendale: interessa il 34,6% delle grandi aziende agricole, ma soltanto il 7,9% di quelle più piccole. Un elemento che evidenzia come l’accesso agli investimenti tecnologici resti ancora fortemente legato alla capacità finanziaria delle imprese. Le aziende che innovano riconoscono benefici concreti e immediati. Secondo l’ISTAT, l’82,2% segnala miglioramenti nell’ottimizzazione della produzione, il 72,5% nella gestione dei mezzi produttivi e il 63,6% nella riduzione dei costi operativi. Nel Mezzogiorno, dove l’innovazione è meno diffusa, gli investimenti risultano particolarmente orientati alla gestione efficiente delle risorse idriche e al contrasto delle malattie delle colture, temi sempre più centrali in territori esposti a siccità e stress climatici. Ed è proprio il cambiamento climatico a rendere sempre più strategico il tema della gestione del rischio. Oggi le aziende agricole non devono proteggere soltanto il raccolto, ma un ecosistema produttivo complesso fatto di impianti, infrastrutture, sistemi digitali e tecnologie avanzate. Una grandinata, un’alluvione o una siccità prolungata possono compromettere non solo la produzione stagionale, ma anche gli ingenti investimenti effettuati negli ultimi anni. L’indagine ISTAT evidenzia infatti come il processo innovativo sia sostenuto soprattutto da risorse interne: il 76,5% delle aziende che investono in innovazione si autofinanzia, mentre il ricorso alla PAC coinvolge circa il 40% delle imprese innovative. Un dato che dimostra quanto la transizione green richieda un importante impegno economico diretto da parte degli agricoltori. Accanto agli investimenti tecnologici emerge anche il tema delle competenze. Oltre la metà delle aziende innovative (50,2%) ritiene necessario rafforzare le competenze tecniche della forza lavoro, mentre quasi un’impresa su quattro segnala il bisogno di nuove figure professionali specializzate. L’importanza della gestione del rischio In questo scenario, la gestione dei sinistri e la protezione assicurativa stanno assumendo un ruolo centrale nella sostenibilità economica delle imprese agricole. Il sistema nazionale punta sempre più su strumenti integrati tra polizze agevolate, fondi mutualistici e coperture contro gli eventi catastrofali. Tra questi assume un ruolo importante il Fondo AgriCat, operativo per la copertura dei danni causati da siccità, gelo, brina e alluvioni. La transizione verso l’agricoltura circolare, dunque, non riguarda soltanto l’ambiente. È una trasformazione economica, organizzativa e culturale che richiede investimenti, capacità di adattamento e strumenti sempre più evoluti di gestione del rischio. Perché in un settore sempre più tecnologico e interconnesso, sostenibilità e resilienza vanno di pari passo.