Gestione del rischio, come cambia il lavoro del perito 28 Luglio 2026 La campagna liquidativa 2026 e le nuove sfide climatiche nell’analisi di Simone Cingolani, dottore forestale di VH Italia. Con oltre 4.300 sinistri e 3.993 ettari denunciati nei primi sei mesi del 2026, appare evidente come l’agricoltura italiana continui a fare i conti con i danni dovuti a eventi meteorologici sempre più intensi e concentrati. Abbiamo approfondito i dati dell’ultima campagna liquidativa insieme a Simone Cingolani, dottore forestale e perito di VH Italia, per capire come cambia il lavoro sul campo e quale ruolo rivestono oggi prevenzione, tecnologia e gestione del rischio. 1. Oltre 4.300 sinistri denunciati nei primi sei mesi del 2026: che cosa raccontano questi numeri? Raccontano un’agricoltura sempre più esposta agli effetti della variabilità climatica. Non si tratta soltanto di un aumento del numero dei sinistri, ma soprattutto della loro concentrazione e intensità. Gli eventi estremi sono diventati più frequenti e colpiscono territori molto ampi in tempi estremamente ridotti. L’agricoltura italiana continua a dimostrare grande capacità di adattamento, ma oggi deve confrontarsi con rischi sempre meno prevedibili. Per questo motivo la gestione del rischio, e quindi anche l’assicurazione agricola, non rappresenta più uno strumento accessorio, ma un elemento essenziale per garantire la continuità economica delle aziende. 2. In soli tre giorni si è concentrato il 58% dei sinistri denunciati. Cosa significa, dal punto di vista operativo, affrontare un numero così elevato di richieste in un tempo così ristretto? Significa mettere in moto una macchina organizzativa molto complessa. In poche ore arrivano centinaia di denunce provenienti da territori diversi, che devono essere gestite dal corpo peritale. L’obiettivo è garantire tempestività senza compromettere la qualità delle valutazioni. Per riuscirci serve una struttura organizzativa efficiente, una rete capillare di professionisti e strumenti digitali che consentano di coordinare il lavoro in tempo reale. La vera sfida è mantenere tempi di risposta rapidi anche nei momenti di massimo carico, perché per l’agricoltore una perizia tempestiva rappresenta il primo passo verso il ristoro del danno. 3. Come si organizza il lavoro dei periti quando si verificano eventi così estesi? La prima attività consiste nel definire le priorità. Si individuano le aree maggiormente colpite, si valuta lo stato fenologico delle colture e si pianificano gli interventi in modo da effettuare le perizie nel momento tecnicamente più opportuno. Il coordinamento tra compagnia, agenzie assicurative, responsabili territoriali e periti è fondamentale. Ogni professionista conosce il proprio territorio, ma si lavora come una squadra, condividendo informazioni, metodologie e aggiornamenti continui. L’obiettivo è garantire uniformità di giudizio e assicurare che tutti gli assicurati ricevano lo stesso livello di servizio. 4. Grandine, vento forte ed eccesso di pioggia sono stati i principali responsabili dei danni. In che modo questi eventi incidono sulle colture? Ogni evento atmosferico produce effetti differenti, ogni coltura subisce danni diversi, variabili a seconda della fase fenologica al momento del sinistro. La grandine può provocare lesioni dirette ai frutti, alle foglie e ai germogli, con perdite immediate di produzione. Il vento forte può causare allettamento nei cereali, rotture dei tralci nei vigneti, caduta dei frutti e danni alle strutture di sostegno. L’eccesso di pioggia può generare asfissia radicale con conseguente morte della pianta, danni meccanici diretti o cracking della frutta. Sempre più spesso questi eventi si presentano contemporaneamente, amplificando gli effetti negativi sulle colture. 5. Tra le colture più colpite ci sono uva da vino, mais e frumento. Perché sono particolarmente vulnerabili? Si tratta di colture molto diffuse sul territorio nazionale e che, nei mesi primaverili ed estivi, attraversano fasi di sviluppo particolarmente delicate. Nel vigneto, ad esempio, una grandinata precoce compromette la produzione a livello quantitativo, mentre durante l’accrescimento dei grappoli può compromettere sia la quantità sia la qualità. Nel mais, il vento e la grandine possono provocare rotture, allettamenti e riduzioni della capacità fotosintetica proprio nelle fasi decisive dello sviluppo. Il frumento, invece, è particolarmente sensibile agli eventi meteorologici durante la spigatura e la fioritura, quando piogge intense e vento possono determinare allettamenti e perdite produttive. 6. Quali sono gli elementi principali che vengono valutati durante una perizia? La perizia è un’attività tecnica che richiede competenze agronomiche e una metodologia rigorosa, che viene svolta seconda una procedura contrattualizzata nelle condizioni generali di assicurazione. In via preliminare è compito del perito accertarsi della rispondenza dei dati del contratto assicurativo con quanto trova in campo e verificare la connessione tra danno ed evento meteo. Successivamente analizza la fase vegetativa della coltura, l’estensione del danno, la sua distribuzione all’interno dell’appezzamento e gli effetti sulla produzione finale, secondo metodi diversi per le varie colture. L’obiettivo non è soltanto stimare il danno visibile nell’immediato, ma comprendere quale sarà il reale impatto produttivo ed economico alla raccolta. Per questo motivo esperienza, conoscenza delle colture e uniformità di valutazione sono elementi fondamentali. 7. Quanto stanno incidendo le nuove tecnologie sul vostro lavoro? Le tecnologie rappresentano oggi un importante supporto, che non sostituiscono però il giudizio tecnico del perito. L’utilizzo di immagini satellitari, droni, sistemi GPS, applicazioni mobili e piattaforme digitali consente di raccogliere informazioni più rapidamente, documentare meglio il danno e condividere i dati in tempo reale. Anche l’intelligenza artificiale potrà contribuire all’analisi dei dati e alla pianificazione delle attività, ma la valutazione finale continuerà a richiedere l’esperienza e la competenza dell’agronomo sul campo. La tecnologia migliora efficienza e tracciabilità; la decisione tecnica resta una responsabilità del perito. 8. Guardando al futuro, come cambierà il ruolo del perito assicurativo agricolo? Credo che il lavoro del perito diventerà sempre più multidisciplinare. Oltre alle competenze agronomiche saranno sempre più importanti la capacità di utilizzare strumenti digitali, interpretare dati meteorologici e lavorare all’interno di sistemi informativi integrati. Gli eventi estremi saranno probabilmente sempre più frequenti e interesseranno aree sempre più vaste, rendendo fondamentale una risposta organizzativa ancora più efficiente. La sfida principale sarà riuscire a mantenere elevati standard qualitativi anche in presenza di un numero crescente di sinistri. Parallelamente sarà necessario investire nella formazione continua dei periti, nell’evoluzione dell’innovazione tecnologica e nel rafforzamento della cultura della gestione del rischio. L’obiettivo non sarà soltanto liquidare correttamente un danno, ma contribuire alla resilienza dell’intero sistema imprenditoriale agricolo. 9. Per concludere, quale consiglio si sente di dare agli imprenditori agricoli per facilitare e velocizzare la gestione di un sinistro? Il primo consiglio è denunciare il sinistro tempestivamente, fornendo tutte le informazioni richieste all’agenzia. Molto importante è il corretto aggiornamento dei dati del fascicolo aziendale, che permette di avere un certificato assicurativo rispondente alla situazione di campo, ed evita inutili perdite di tempo nel ricostruire situazioni anomale. Firmare tempestivamente il certificato assicurativo con firma digitale, permette la completa digitalizzazione del processo di perizia. Quando azienda agricola, perito e compagnia collaborano con trasparenza, tutto il processo diventa più veloce, preciso ed efficace.