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È tempo di proteggere le produzioni agricole dalle avversità climatiche

L’agricoltura è tra i settori economici più esposti agli effetti del cambiamento climatico e, allo stesso tempo, tra quelli maggiormente impegnati nell’adozione di strategie di adattamento e mitigazione.

Il cambiamento climatico rappresenta oggi una delle principali sfide per il settore agricolo. Le imprese sono chiamate a confrontarsi con fenomeni meteorologici sempre più imprevedibili e intensi, adattando le proprie strategie produttive, la gestione delle risorse idriche e le tecniche colturali a uno scenario in continua evoluzione. In questo contesto, la gestione del rischio assume un ruolo sempre più centrale, sia attraverso l’adozione di misure preventive sia mediante strumenti assicurativi in grado di tutelare il reddito aziendale e garantire continuità alle attività produttive.

Dopo un 2025 caratterizzato da un numero contenuto di sinistri e da una situazione climatica relativamente stabile, il 2026 si è rivelato un anno particolarmente complesso per l’agricoltura italiana. I dati della Campagna Assuntiva 2026, seppur ancora parziali, evidenziano una significativa intensificazione degli eventi atmosferici estremi, confermando una tendenza ormai consolidata.

Nel corso dell’anno sono stati registrati 138 eventi che hanno provocato danni a circa 65.700 ettari di superficie agricola, determinando un sensibile incremento della sinistrosità rispetto all’anno precedente. La grandine si è confermata l’avversità più dannosa, seguita dal vento forte e dalla siccità, fenomeni che hanno colpito il territorio nazionale con intensità e modalità differenti a seconda delle aree geografiche interessate.

Gli effetti degli eventi atmosferici hanno investito in modo significativo alcune delle aree più produttive del Paese. Nel Nord Italia, le criticità maggiori si sono concentrate nel Veneto orientale e in Friuli-Venezia Giulia, dove grandine e vento hanno colpito duramente le coltivazioni viticole, compromettendo la produzione di uva in una fase particolarmente delicata del ciclo vegetativo. Danni rilevanti sono stati registrati anche nelle province di Ferrara e Rovigo, con pesanti ripercussioni su frutta, orticole e cereali. Situazioni particolarmente critiche si sono inoltre verificate nelle province di Brescia e Verona, così come nei territori di Mantova, Cremona e Milano, dove le produzioni orticole e cerealicole hanno subito conseguenze significative a causa di eventi atmosferici intensi e improvvisi.

Nel Centro Italia, invece, il fenomeno più impattante è stato la siccità. La prolungata carenza di precipitazioni ha ridotto la disponibilità idrica e compromesso il potenziale produttivo di numerose colture, confermando come il rischio climatico non sia più legato esclusivamente agli eventi violenti e localizzati, ma anche a fenomeni di lunga durata capaci di incidere profondamente sugli equilibri produttivi delle aziende agricole.

L’analisi delle colture interessate evidenzia un impatto particolarmente severo su alcune produzioni strategiche del comparto agricolo nazionale. Tra le colture più colpite figura l’actinidia (kiwi), che registra un’incidenza di danno pari al 44,44%, seguita dai cereali con il 36,15% e dall’uva da vino con il 20,19%. Perdite rilevanti sono state registrate anche per il pomodoro (-19,01%), per le pomacee come mele e pere (-14,60%), per il mais (-11,98%) e per il riso (-10,02%).

Questi dati confermano quanto la crescente frequenza e intensità degli eventi climatici estremi stia incidendo non soltanto sull’entità dei danni, ma anche sulla varietà delle colture coinvolte. Le conseguenze economiche per le aziende agricole sono sempre più rilevanti e rendono indispensabile un approccio strutturato alla gestione del rischio, capace di integrare prevenzione, innovazione e adeguate forme di tutela assicurativa.

Il confronto tra il 2025 e il 2026 evidenzia con chiarezza il cambiamento in atto. Se il precedente anno assicurativo aveva mostrato una limitata incidenza di sinistri, il 2026 ha registrato un significativo incremento degli eventi dannosi e delle conseguenti richieste di risarcimento, confermando la crescente vulnerabilità delle produzioni agricole agli effetti del cambiamento climatico.

Grandine, vento e siccità non rappresentano più fenomeni eccezionali, ma rischi con cui le imprese agricole devono confrontarsi con frequenza sempre maggiore. Per questo motivo diventa fondamentale rafforzare gli strumenti di prevenzione e protezione, promuovendo una cultura della gestione del rischio che consenta agli agricoltori di affrontare con maggiore serenità le sfide poste da un clima sempre più instabile.

La tutela assicurativa si conferma quindi un elemento strategico per la salvaguardia del reddito agricolo e per la continuità delle attività produttive, contribuendo a rafforzare la resilienza di un settore che oggi, più che mai, si trova in prima linea nell’affrontare gli effetti del cambiamento climatico e nel garantire la sostenibilità delle produzioni agricole del futuro.

 

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